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Esportazione di prodotti alimentari: regole e normative

Posted by SI-LOG on 12/07/2019
SI-LOG

Esportazione di prodotti alimentari: regole e normative

SI-LOG 12/07/2019 pubblicato in italiano, Export Medio Oriente


L'IFPRI (International Food Policy Research Institute) e la FAO (Food and Agriculture Organization) prevedono che la domanda di cibo del Medio Oriente continuerà a crescere nei prossimi decenni, mentre l’offerta non potrà crescere allo stesso ritmo.

Questo implicherà l’incremento della necessità di importare cibo: un’ottima opportunità per i produttori italiani, che da sempre sono riconosciuti per la qualità e l’attenzione ai propri prodotti, specialmente nel settore alimentare.

Per esportare i prodotti alimentari in Medio Oriente, tuttavia, bisogna essere al corrente di alcuni fattori. Vediamoli insieme.

 

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Carne: tipologie e certificazioni

In tutti i Paesi islamici è consentita esclusivamente l’importazione di carne ovina e bovina, macellata secondo il rito HALAL. Questo termine si riferisce ad un prodotto conforme ai criteri e valori su cui si fonda la Rivelazione Coranica: sono HALAL tutti i cibi, tranne carne di animali già morti al momento della macellazione, sangue, carne di maiale e carne di animali macellati diversamente da quanto esplicitato nel rituale HALAL.

Per un musulmano osservante, com’è noto, la religione rappresenta la legge divina, che comprende non soltanto i principi morali universali, ma anche norme particolari su come l’uomo deve fondare e amministrare la propria esistenza. La certificazione HALAL aiuta quindi il consumatore musulmano a condurre la propria vita osservando le leggi religiose.

Pertanto, qualsiasi esportazione di alimenti che contengono carne deve essere accompagnata da documenti che certifichino la provenienza e la corretta macellazione. Per ottenere il certificato HALAL bisogna affidarsi a società riconosciute dagli enti islamici, oppure accreditate presso l’Ente di certificazione del Paese destinatario.

 

Certificazione HALAL: per la carne, ma anche per i derivati

Esportare prodotti con certificazione HALAL, anche se non obbligatoriamente richiesta, significa godere di un notevole vantaggio competitivo rispetto ad altre aziende che ne sono prive.

Per ottenere questo certificato è necessaria una valutazione integrale del processo di macellazione e di trattamento della carne, ma non solo: tutti i prodotti gastronomici alimentari a base di carne bovina, avicola ed ovina possono essere soggetti alla certificazione HALAL. Oltre alle carni, potrebbero essere certificati primi piatti come tortellini a base di carne, ravioli, lasagne e in generale pasta ripiena. Lo stesso principio vale per gli omogeneizzati, i sughi pronti, i surgelati, le preparazioni insaccate e i liofilizzati come brodo in polvere o dado.

L'importazione e la vendita di carne di maiale è consentita, nonostante sia strettamente regolamentata. In questo caso è di fondamentale importanza l’etichettatura dei prodotti, che deve indicare, in evidenza, che il prodotto contiene carne di maiale.

Vino e alcolici: le restrizioni

Nel rispetto della religione islamica, il vino è sottoposto ad alcuni vincoli e dunque l’acquisto può aver luogo solo all’interno di punti vendita autorizzati, dotati di una licenza specifica. In linea generale, quindi, il consumo di vino ed alcolici può avere luogo solo all’interno di ristoranti ed alberghi, mentre in alcune parti del Medio Oriente ne è completamente vietato l’acquisto, il trasporto e il consumo.

L’esportazione di vino nei Paesi Mediorientali può essere fortemente tassata con dazi fino al 50%, oltre ad altre eventuale tasse municipali per la vendita al dettaglio.

Attenzione! Il vino e in generale gli alcolici condizionano la vendita di numerosi altri prodotti: aceto balsamico, arrosto al barolo, cioccolatini al rum, taralli pugliesi (che contengono una percentuale di vino bianco)… tutti questi prodotti devono essere ripensati in ottica HALAL per poter essere commercializzati.

Bevande analcoliche: un mercato in crescita

Se sul fronte degli alcolici vi è qualche difficoltà operativa, vi sono grandi possibilità per le linee destinate al consumatore musulmano espressamente proposte senza alcool, anche nella sua minima percentuale.

La vendita di bevande analcoliche negli ultimi anni ha registrato una forte crescita in termini di valore e di volume all’interno del mercato Mediorientale. I fattori chiave della crescente domanda del settore sono stati l’aumento della popolazione, la crescita economica, l’aumento del reddito pro capite e i crescenti flussi turistici. I Marchi globali, come Pepsi e Coca-Cola, sono in testa nelle vendite di bevande analcoliche, e anche l’azienda austriaca Red Bull detiene una posizione forte grazie alla notevole popolarità delle bevande energetiche e alle numerose attività di marketing.

Oltre ai marchi più popolari, il mercato è pronto anche per l’esportazione di bevande considerate più salutari, con meno zuccheri e additivi chimici: è il caso dei succhi di frutta e delle bevande non gassate.

 

In conclusione, per esportare prodotti alimentari in Medio Oriente è necessario conoscere la cultura di riferimento, e di conseguenza le regole e le normative interne a ciascun Paese.

Il consiglio è quello di fare una valutazione preliminare del proprio prodotto e di farsi supportare da un’impresa che conosca bene il settore e il mercato delle diverse nazioni.

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